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biografica, discografica e fotografica: Linksanremo.it
debutto al Festival di
Sanremo
grazie a Marcella Chiummo (OTR
Live)
I Bidiel sono le quattro pareti di
una stanza: ognuno ha la sua identità e autonomia, ma
sono indivisibili e si sostengono a vicenda. Bidiel è un
acronimo, quello dei nomi dei componenti della band:
“Bi” per Brando Madonia, “Di” per Davide Toscano ed “eL”
per Luca Caruso; la quarta parete, come sempre su un
palco, è invisibile ma inviolabile, è Mattia Madonia,
fratello di Brando, autore del gruppo.
Come le pareti di una stanza, i
Bidiel insieme ritagliano uno spazio - artistico e
musicale – ben definito, che si configura come qualcosa
di completamente diverso dalla somma dei tre (quattro)
componenti. Un fattore che li accomunava lo avevano
ancor prima che diventassero un gruppo: tutti hanno
iniziato a suonare e studiare musica, con tenacia e
costanza, prima dell’adolescenza e hanno cercato e
rincorso concerti in lungo e in largo per l’Europa. I
loro percorsi sono diversi, ma li accomuna la passione –
in parte generazionale - per la musica l’oltreoceano e
quella indie. In particolare per gli Strokes - la band
newyorkese del nuovo millennio - e i Red Hot Chili
Peppers, non a caso un gruppo che ha attraversato
tantissimi generi (funky, hard rock, metal, rap, pop
rock….).
Brando Madonia,
chitarrista, cantante e compositore del gruppo - nel
privato un fanatico beatlesiano, ma appassionato anche
di canzone italiana -, ricorda perfettamente la sua
prima volta davanti a un pubblico: era per il dodicesimo
compleanno di una compagna di classe, lui era alle
tastiere e con un interprete anch’egli dodicenne hanno
suonato l’indimenticabile Se ci sei, scritta da Brando
stesso. Sono trascorsi alcuni anni e tanti concertini al
sapore di chewing gum prima di formare nel 2007,
insieme a Mattia, Davide e un altro amico, gli Overtake,
gruppo finalista al contest Rock Targato Italia
2009 con la canzone inedita Majorettes. E anche
questa è rimasta una costante dei Bidiel e del percorso
artistico dei suoi componenti: suonare canzoni proprie,
all’inizio esclusivamente in inglese. Cover poche,
sempre meno.
Brando ha una formazione, un sound e
un look molto british, tra il teddy boy e il mod. Tra le
febbri musicali da cui è stato affetto, le più scottanti
sono quella per i Kings of Leon, per i quali sono
bastate meno di due settimane dal primo ascolto alla
corsa all’Olympia di Parigi per assistere a un loro
concerto, e quella per gli Strokes: per andare al loro
primo concerto italiano, Brando e Davide hanno cambiato
5 mezzi di trasporto, percorso diversi chilometri a
piedi e perso due notti consecutive di sonno.
Davide Toscano è il
bassista del gruppo. Si definisce un “musicante”: il
primo concerto vero, davanti a un pubblico numeroso, lo
ha fatto a undici anni. Ora studia contrabbasso classico
al Conservatorio di Catania e suona soltanto con i
Bidiel ma in passato è arrivato a suonare anche con
cinque gruppi contemporaneamente: i loro generi di
riferimento erano il progressive rock, cover italiane,
rockabilly, standard jazz e hard rock. Davide spera di
diventare un giorno un grande jazzista, nel frattempo
non sdegna il punk “ignorante” e, soprattutto, è
stregato da Tom Waits; prova ossessivamente ad “entrare
nella sua testa” perché lì ha trovato “le note che mi
piacciono, le sonorità che cercavo da tempo”. Suona il
basso da quasi dieci anni, è orgoglioso dei gran mal di
schiena che gli procurano le tante ore di studio del
contrabbasso e considera Sanremo il primo risultato
concreto di tanti studi, “qualcosa da raccontare ai miei
amici, di cui possa essere fiera la mia ragazza”.
Anche la gavetta di Luca
Caruso, batterista appena ventenne, è già lunga
ed articolata, a partire … dalle scuole medie, quando
per conquistarsi la batteria ha dovuto competere con i
compagni della classe di percussioni: si partiva tutti
dal triangolo per salire ogni volta un gradino più in
alto; dopo il triangolo venivano le maracas, poi le
congas, infine la batteria, e guai a sbagliare: ogni
volta si riscendeva di un gradino. Luca è il più
istintivo dei tre, a lui piace “play”, suonare è un
gioco e un piacere e ama i musicisti nei quali riconosce
la stessa gioia di esserci, di essere lì sul palco a far
musica con i propri amici. Appassionato del grande
chitarrista australiano Tommy Emmanuel (che è anche un
percussionista eccelso), è finito davanti ai carabinieri
per aver cercato d’assistere a un suo concerto i cui
biglietti erano già esauriti da tempo (“Ma Tommy lo
dovevi vedere come si divertiva a suonare!”). Luca
ricorda come uno dei concerti più belli della sua vita
quello ascoltato per caso a piazza Verdi a Bologna;
suonava un gruppo a lui allora sconosciuto ma di cui lo
attraeva la felicità dell’essere lì in quel momento:
erano i Linea 77.
E il senso dei Bidiel è tutto nel
racconto schietto che ne fa Luca stesso: “La prima volta
che abbiamo suonato insieme – nel 2009
- è stato magico: abbiamo iniziato e non ci siamo
fermati sino a notte. In un solo giorno abbiamo tirato
giù quattro pezzi. Ancora ora il vicino di casa di
Davide appena mi vede arrivare tira giù la tapparella,
mentre il suo cagnolino cerca di mordermi. Ma con
simpatia.”
In Sono un errore,
brano col quale sono stati selezionati per il
Festival di Sanremo 2012 (sezione Giovani), si
condensano le tante caratteristiche del gruppo; le
sonorità solari, il ritornello cantabile, l’andamento
leggero della canzone fanno da contraltare a un testo
intenso, che descrive il senso di inadeguatezza alla
vita avvertito da un ragazzo, nell’assenza di ogni
tentativo di auto-assoluzione, di auto-compatimento.
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