2009/2010
Francesco Silvestri

LE ULTIMISSIME SUL 60° FESTIVAL DI SANREMO

RASSEGNA STAMPA ANNUNCIO CAST SANREMO 2010

20 Dicembre 2009

 

LIBERO

La tv se la canta
di Alessandra Menzani

Bene. Ma Albano dov’è? E Fausto Leali, Riccardo Fogli, Iva Zanicchi dove li hanno dimenticati? Dove le mettiamo Loredana Bertè, Ivana Spagna, la divina Rettore? Che dolore non leggere tra i sedici nomi di Sanremo 2010 quelli dei monumenti della canzone nazional-popolare. Per fortuna ci sono Nino D’Angelo che canta in dialetto napoletano e Toto Cutugno, e poi i mitologici “Nomadi” (con Irene Fornaciari) in questo Festival di Sanremo che snobba le vecchie glorie e preferisce nutrirsi di volti televisivi appena sfornati. O di personaggi rilanciati da reality e talent show.
Non per fare i rompiballe a tutti i costi (se ci sono le cariatidi ci si lamenta per le cariatidi, se ci sono i giovani si rimpiangono le cariatidi), ma se non ci fosse stato “X Factor” come ci arrivavano sul palco dell’Ariston la brava Noemi (quella di talento, non la Letizia di Cesoria) e Marco Mengoni, il Mika italiano, vincitore dell’ultima edizione; e se non ci fosse stato “Amici” come facevano Valerio Scanu e Marco Carta lo scorso anno?
La tv se la canta e se la suona. Soprattutto se la canta e ricicla se stessa. È un carrozzone al passo con i tempi. Pure Morgan deve baciare il suolo dei talent, visto che da qualche anno (complici le bocciature di Pippo Baudo) Sanremo gli aveva chiuso le porte e ora gliele riapre dopo i trionfi catodici. Anche perché, suvvia, quanti dischi ha venduto in carriera Morgan? Niente da fare invece per l’ex fidanzata, Asia Argento, che si era candidata con Roberto Kunstler (autore di Sergio Cammariere).
E poi c’è la coppia più televisiva di Bonolis-Laurenti, ossia Pupo con Emanuele Filiberto di Savoia. Che dopo aver ballato e tentato la via della “Tribù” e di un’ altra mezza dozzina di reality ora si lancia come cantante. Ed è talmente versatile che, lo scommettiamo, ci stupirà. Ma com’è arrivato fino a qui? Grazie a Pupo, il suo partner ai “Raccomandati” (sì, ancora tv), che ha trasformato in canzone una poesia scritta dal principe quando era bambino, quando sognava di uscire dall’esilio e componeva la patriottica “Italia amore mio”. E poi c’è Enrico Ruggeri, cantante fin dalle origini ma ultimamente più impegnato sul piccolo schermo.
A Sanremo vedremo una serie di recentissimi fenomeni mediatici. Gli organizzatori erano combattuti fino all’ultimo (per la delicatezza del tema) ma alla fine hanno detto sì a Giuseppe Povia, il grande comunicatore, che canta “La verità (Eluana)”. Lui che lo scorso anno divise gli animi con il brano sul gay pentito adesso affronta l’eutanasia. E sul palco potrebbe portare addirittura Beppino Englaro. Anche Simone Cristicchi è abituato ai temi forti. Nel 2007 vinse con un “Ti regalerò una rosa”, brano dedicato agli abitanti dei manicomi, mentre Fabrizio Moro, altro concorrente, scosse l’Ariston con “Pensa”, un inno alla libertà contro le mafie.
La leggerezza è invece il punto forte di Arisa, la divertente Ugly Betty di casa nostra, quella con la montatura pesante e il caschetto nero che ogni momento t’aspetti si trasformi in una super gnocca. Arisa è stata promossa tra i Big dopo i fasti tra le Nuove proposte 2009, promette un cambio di look e propone una canzone dedicata al tema dell’ambiente. Ovviamente a modo suo. Torna anche il fenomeno Momo, quella ripescata da Chiambretti nel 2007, ma non tra i Big.
Non ha bisogno di presentazioni Irene Grandi, che proprio Sanremo (nella persona di Pippo Baudo) aveva clamorosamente estromesso con “Bruci la città”, un brano diventato fenomeno di vendite nell’estate del 2007. Irene sembrerebbe una delle favorite, ma spunta un’altra meravigliosa voce femminile. Quella di Malika Ayane, madre italiana e padre marocchino, pupilla di Caterina Caselli e neo-fidanzata di Cesare Cremonini. Completano la lista dei 16 i Sonohra, vincitori della sezione giovani a Sanremo 2008.
E poi ci sono i super ospiti. Antonella Clerici e Gianmarco Mazzi, il direttore artistico della kermesse, chiamano sul palco Paolo Bonolis, Christian De Sica, Maurizio Costanzo ed Ezio Greggio (che ha risposto picche), sognando come ogni anno Fiorello. E tra i cantanti, Vasco Rossi e la campionessa di vendite scozzese Susan Boyle. E poi Elisa, Claudio Baglioni, Gianna Nannini, Massimo Ranieri, Luciano Ligabue, Antonello Venditti e Charles Aznavour, Lady Gaga, Millie Minogue.

 

LIBERO

Forza Toto Cutugno Ma manca una Milva
di Cristiano Malgioglio

Ogni anno aspetto con ansia che possa nascere un nuovo Pino Donaggio, un nuovo Tony Renis, un nuovo Domenica Modugno, tanto per citare alcuni cantautori che hanno fatto grande nel mondo la nostra musica leggera. E pazienza se oggi siamo quasi ultimi: per fortuna che abbiamo dei grandi talenti come Bocelli, Pausini, Ramazzotti, Nek, i nomi che nel mondo ci rappresentano più che degnamente.
Guardando la lista dei partecipanti a Sanremo, però, mi è venuto un colpo al cuore. Poi mi sono rilassato con alcune gocce di Valeriana, anche perché tra questi nomi leggo quello di un leone come Toto Cutugno, che ha avuto il merito, anni fa, di aver lanciato il grande Luis Miguel, star della musica latinoamericana. Sicuramente Toto ci farà ascoltare una struggente melodia, e questo mi conforta. Ottima la scelta dei Nomadi, come quella di Enrico Ruggeri. Ma quello che manca in questo Festival è la presenza di una importante figura femminile. Mi viene in mente Milva, sicuramente la più internazionale dopo la Pausini. Oppure Ornella Vanoni. E invece vedo per quattro anni consecutivi la presenza ossessiva di Giuseppe Povia. Per carità, non ho niente contro questo piccolo cantastorie. Il giovanotto è molto furbo e conosce bene il marketing. L’anno scorso ci ha presentato “Luca era gay” e per mesi tutti i giornali hanno parlato di questa canzone, poi all’improvviso Luca è diventato etero. Per giorni il sottoscritto ha chiesto a Povia la ricetta per una simile “guarigione”, ma Giuseppe non me l’ha voluta dare. E oggi ci presenta una canzone dedicata alla povera Eluana. Un dramma che ha sconvolto tutti noi italiani e buona parte del mondo. Ma dico io: come si fa a raccontare una storia così toccante con un brano di tre minuti? Non aggiungo altro.
Mi provoca dolore vedere che in questa lista non abbiano avuto spazio, a quanto si dice, Rossana Casale, i Matia Bazar, Gerardina Trovato. Si sussurra anche di Alessandra Amoroso e di Giusy Ferreri. E non trovo giusta l’esclusione della Rettore, che aveva una canzone favolosa. Ma non fa niente, tanto c’è chi la imita alla perfezione, Lady Gaga. A lei, in una puntata di “Quelli che il calcio”, avevo regalato proprio un disco della Rettore, per mostrarle che già esisteva, da anni, una Lady Gaga talentuosa. Lei è rimasta molto incuriosita. Poi si è lasciata fotografare con me. Non citiamo Emanuele Filiberto di Savoia, se no svengo. Peccato che Luxuria non abbia fatto in tempo a presentare la sua candidatura.
Sicuramente questo sarà un grande Festival, per la presenza di una conduttrice amata come Antonella Clerici. C’è tanta curiosità. Spero che qualche bella canzone venga poi ripresa da qualche artista straniero. Al momento, ricordo solo “Con te partirò” di Bocelli, che ha avuto più incisioni di “Volare”. E questo, per chi ama la musica, è un grande orgoglio. Ma la lista promette poco di buono. Speriamo.

 

IL GIORNALE

Sanremo riparte, poco dialetto e molto talent
di Paolo Giordano

Lì per lì vien da dire: e il dialetto? Per due mesi è sembrato certo che all’Ariston arrivasse la calata dei lanzichenecchi e che il Festival di Sanremo fosse destinato a diventare addirittura «leghista» (Repubblica docet).
Invece ciccia.

Ieri sono stati annunciati i nomi dei sedici (e non più quattordici) Artisti che si giocheranno la vittoria della sessantesima edizione e solo uno, Nino D’Angelo, canterà almeno parzialmente in dialetto la sua Jammo jà esattamente come aveva fatto nell’86 con Vai che iniziava senza imbarazzi con un napoletanissimo «accussi’ te ne vaie». Insomma, tanto rumore per nulla e tanto di cappello al direttore artistico Gianmarco Mazzi che ha messo in piedi forse il miglior cast degli ultimi anni, equilibrato, aggiornato e pure coraggioso. Certo si paga il dovuto omaggio alla tradizione e quindi in lista c’è Toto Cutugno, che è il recordman festivaliero visto che sarà all’Ariston per la quindicesima volta e speriamo che stavolta chiuda con meno polemica dell’ultima (scambio di battute e invettive alla conferenza stampa finale). Ma, dopo di lui, i soliti noti sono soltanto Enrico Ruggeri, attesissimo, e pure Pupo che però, essendo l’autore della canzone, si è scelto due partner niente male: uno di altissimo livello musicale, il tenore Luca Canonici. L’altro di strepitosa popolarità, visto che è Emanuele Filiberto di Savoia. Canteranno Italia amore mio, condensando quanto di più popolare c’è nel nostro immaginario (e pure in quello degli stranieri): il bel canto, la gigioneria, l’eleganza.
Poi, novità.

C’è Irene Grandi, che era stata rifiutata da Baudo con Bruci la città poi diventato un tormentone. C’è Arisa, rieccola: lei continuerà a essere una sorpresa. E ritornano Simone Cristicchi, Fabrizio Moro e pure Povia che ormai non ha limiti: dopo aver incertamente pontificato sull’omosessualità di Luca era gay, stavolta ci ragguaglierà su Eluana Englaro, che è il vulnus della nostra etica, l’autentico caso sul quale per rispetto dovrebbero intervenire soltanto gli esperti (e per favore, signor Englaro, eviti le comparsate). Per il resto, il cast del Festival di Sanremo è, volenti o nolenti, la fotografia più puntuale della nostra musica leggera. Senza dubbio, per evitare la nostalgia canaglia di chi pensa che si stava meglio quando si stava peggio (per dirla tutta, quando c’erano Matia Bazar o Bobby Solo o tonnellate di Al Bano), si sente il profumo fresco della novità per lo meno con Malika Ayane, una delle più promettenti, e con Noemi, autentico talento che, passando per X Factor, si è rivelato essere uno dei più versatili in circolazione. Già, i talent show. Il più talent di tutti è naturalmente Morgan che arriva intasato da X Factor con un brano perfetto per lui, La sera, e in una situazione che lo incorona già come uno dei candidati alla vittoria. Televisivamente, è potentissimo. Musicalmente, chissà. Molto più imprevedibile è la sorte di Marco Mengoni, il Mika italiano che proprio lui ha imposto nello show di Raidue: la sua canzone è, comprensibilmente, l’unica senza titolo perché è ancora in corso d’opera. Dall’altra parte, s’intende dal fronte Amici, c’è Valerio Scanu, un altro talento forse immaturo, una voce che è ancora alla ricerca dell’esperienza giusta per colorarsi. Vedremo. Chi non ha bisogno di presentazioni sono i Nomadi, che avranno alla voce Irene Fornaciari al posto di Danilo Sacco. Scelta complessa, risultato incerto: ma le premesse ci sono tutte e la voce della figlia di Zucchero, rugginosa quanto basta, è fatta apposta per intercettare il loro rock stradaiolo e popolare. Insomma, i sedici cantanti in gara, quelli che da oggi inizieranno quel complicatissimo percorso che poi finirà, se va bene, a mezzanotte del 20 febbraio, sono pressoché inattaccabili, capaci, come dice Mazzi, «di far parlare ed emozionare» e comunque, stando alla conduttrice Antonella Clerici, «effervescenti e di qualità». Intanto, il segnale più importante è stato dato: Sanremo si è svecchiato. Ha saputo tenere conto dell’attualità e lo ha fatto senza compromessi da manuale Cencelli. Esclusi i superbig alla De Gregori che evitano il Festival perché c’è competizione, oggi la gara tra gli artisti italiani ascoltati dagli italiani è finalmente questa e, a questo punto, guai a chi dice che Sanremo non è più al passo con i (nostri) tempi.

 

LA REPUBBLICA

Fra le novità del Festival la più inattesa è la partecipazione del rampollo di casa Savoia
con lui Pupo e il tenore Canonici. Ci spiega come è potuto accadere e perché
Emanuele Filiberto, un principe a Sanremo
"Canto l'amore per l'Italia"

Il testo è mio ed è una lettera sull'affetto che nutro per questo paese
di GINO CASTALDO

ROMA - Posso chiamarla Principe? «Assolutamente no, preferisco Emanuele». E sia, Emanuele Filiberto, un volto che il pubblico televisivo ha imparato a conoscere molto bene, sarà sul palco dell'Ariston, in veste di cantante, in gara, in un singolare trio con Pupo e il tenore Luca Canonici.
Ammetterà che la notizia è sorprendente. Vedere il nome di un erede Savoia nella lista dei cantanti in gara un certo effetto lo fa. Come è potuto succedere?
«Per amicizia. Vede, con Pupo lavoro da un mese e mezzo, stiamo preparando il programma I raccomandati che inizierà a gennaio. A Roma ci sentiamo un po' estranei, nel senso che non abitiamo qui e allora ci troviamo nei ristoranti a parlare di tutto. Un giorno sono arrivato con una poesia sull'amore che ho per l'Italia, come credo succeda a molti giovani. Mi è venuta una sera che guardavo il telegiornale e pensavo: ma questa gente non ama il suo paese? Pensi, succede a uno come me che è stato fuori per trentadue anni. Insomma l'ho fatta leggere a Pupo e lui aveva quasi le lacrime agli occhi. Dopo una settimana mi ha detto: ti ho fatto una sorpresa, ha preso la chitarra e mi ha fatto sentire la mia poesia, con una magnifica melodia».

Poi dice che uno non deve chiamarla Principe. Come nelle favole, si arriva a Sanremo...
«Diciamo che la cosa è nata, non dico come un gioco, ma sicuramente senza pensare a questa partecipazione. Pupo mi disse: che ne dici se la presentiamo. Io ridevo, e invece è piaciuta».

Secondo alcune voci il testo farebbe riferimento alla monarchia. È vero?
«Ci mancherebbe altro, assolutamente no. Come le dicevo è una lettera d'amore rivolta all'Italia».

Non si sente un intruso, su un palco dove di solito vanno i cantanti di professione?
«Innanzitutto ringrazio quelli che mi hanno invitato, ma io vado con un artista che canta da 35 anni. E poi questa canzone si canta col cuore. Vede, io ho sempre vissuto con la musica. Ho avuto la grande fortuna, vivendo in Svizzera, di avere il festival di Montreux, ho passato settimane intere dietro le quinte, ho conosciuto Van Morrison, Prince, di molti sono diventato amico. Molti anni fa sull'isola di Cavallo venne a trovarmi Marianne Faithfull con una donna bellissima che si chiama Kate Moss, di cui m'innamorai perdutamente. Marianne aveva una bellissima melodia e scrivemmo insieme un testo. Da ragazzo stavo in un gruppo che si chiamava gli Aristorock, e la copertina del disco ce la disegnò David Bowie, ho suonato la batteria, il mio sogno, se avessi avuto il talento necessario, era fare il cantante».

E il sogno si avvera, ma scusi, con tutti questi amori per musicisti così importanti, se è vero che ama Dylan e Tom Waits, non le sembra strano cantare con Pupo?
«Ma no, sono tutti bei mondi, anche se diversi. Quello che ha fatto Pupo con questa canzone è magnifico. Non amo giudicare le persone fino a quando non le conosco. Pupo è un grande protettore, è generoso e mi aiuta molto a imparare il mestiere di entertainer».

E in famiglia, come l'hanno presa?
«I miei genitori sono sorpresi. Non ho fatto ascoltare il brano, voglio vedere la reazione al momento, ma sono contenti. Mia moglie invece, che in genere è molto critica, è la prima persona a cui ho fatto sentire la canzone e stranamente le è piaciuta».

Non ha paura di fare una figuraccia su un palco che terrorizza anche cantanti più esperti?
«Certo che ho paura, comunque sia da due mesi sto prendendo lezioni di canto a Parigi, a casa provo di continuo e un giorno ho sorpreso mia figlia a cantare. Mi sembra un buon segno. O no?».

 

IL CORRIERE DELLA SERA

Il cast della 60esima edizione
Sanremo: in gara anche Emanuele Filiberto, con Pupo e un tenore
Povia e la canzone su Eluana, poi il ritorno di veterani, i debuttanti dei talent show e una canzone in napoletano.

SANREMO - Il principe, i vincitori di reality, la canzone sul dramma di Eluana e quella in dialetto napoletano. Non manca davvero nulla al Festival di Sanremo 2010, che sarà condotto da Antonella Clerici, per far parlare e discutere già da ora sostenitori e detrattori della rassegna canora italiana. A cominciare dalla partecipazione, come cantante in gara, di Emanuele Filiberto di Savoia, insieme a Pupo e al tenore Luca Canonici. Anche il titolo della canzone che lo strano trio porta sul palcoscenico dell'Ariston, Italia amore mio, si presterà a qualche riflessione. Così come non sarà pacifica nemmeno questa volta la partecipazione di Povia con «La verità (Eluana)», che canta la vicenda di Luana Englaro. «Dopo che lo scorso anno mi hanno massacrato per Luca era gay - afferma - sinceramente per ora non voglio dire nulla, tranne che mi fa piacere andare a Sanremo. Non voglio essere frainteso o strumentalizzato». Ma Povia probabilmente non sarà solo nelle polemiche. Infatti pare ci sia una scelta di fondo nella scelta dei brani. Il direttore artistico Gianmarco Mazzi la descrive così: «Le canzoni del prossimo Sanremo sono sorprendenti, faranno parlare ed emozioneranno. Abbiamo lavorato per portare sul palco del Festival alcune delle più belle espressioni della nuova musica italiana insieme ad artisti che hanno fatto la storia di questa manifestazione».

DIALETTO - Insomma, bisogna prepararsi, nel bene e nel male, secondo i punti di vista. Per ritrovare la vincitrice a sorpresa dei giovani, Arisa, promossa ovviamente a big, per riascoltare veterani come Toto Cutugno, rivedere ritorni come quello di Enrico Ruggeri e adattarsi all'ondata delle nuove leve da talent show come Marco Mengoni. E va considerata anche l'apertura dialettale, della quale approfitta il solo Nino D'Angelo con Jammo Jà, riportando la memoria ai tempi in cui oltre al Festival di Sanremo andava in onda anche quello della canzone napoletana. La Clerici, anzi, si duole che D'Angelo sia l'unico concorrente «dialettale» e soprattutto che non ce ne sia uno del veneto, o lombardo o piemontese: «Peccato che non ci sia nessun brano in un dialetto del Nord - dice - ma si è aperta una strada e speriamo che l'anno prossimo vengano presentati dei bei brani anche da altre regioni». E intanto si dice comunque «felice, è un cast effervescente e di qualità, con artisti di talento, belle canzoni e grandi ospiti. Il Festival compie 60 anni ma non li dimostra».

 

IL SECOLO XIX

Sanremo scopre impegno e realtà
19 dicembre 2009 | Tiziana Leone

ROMA. Povia canta di fine vita in “La verità (Eluana)” e Nino D’Angelo di camorra in “Jammo Jà”, l’unica canzone in dialetto del Festival, e la polemica sull’attualità è salva. Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici gorgheggiano sull’Italia democratica, ma senza fare accenni a quella monarchica, in “Italia amore mio” e Fabrizio Moro se la prende con il sistema politico in “Non è una canzone” e la polemica è assicurata. Simone Cristicchi, poi, canticchia a modo suo sulla Première Dame di Francia, Carla Bruni, in “Meno male”, e la polemica gossip è servita.

Potrebbe essere un calcolo e potrebbe rivelarsi, invece, una svolta nella storia del Festival di Sanremo, ma è chiaro che i nostri cantautori più che pensare alla musica e alla canzone italiana, di cui il Festival dovrebbe essere la massima espressione, sembrano pensare al ritorno mediatico. Farò parlare di più se canto con l’ultimo dei Savoia, se mi presento con una canzone alla Saviano o se sul palco mi porto il padre di Eluana? E poi c’è il fattore talent. È più scaltro Morgan che si presenta con “La sera” all’Ariston, forte delle sue stilettate alla nemica Claudia Mori durante “X Factor” o gli ex concorrenti Noemi, con il brano “Per tutta la vita” e Marco Mengoni, che all’Ariston sbarcano con un seguito di pubblico giovane, quello che poi realmente manda gli sms per decretare il vincitore? Marco Carta docet. Ecco, appunto, Marco Carta, talent di provenienza “Amici”.

Poteva la regina della tv Maria De Filippi restare senza un pupillo da portare in riviera? Ed eccolo il capellone Valerio Scanu, il secondo classificato dell’edizione 2008 di “Amici”, ma vincitore morale, con la sua faccia seria e la lingua biforcuta. Giusto sei anni prima, il giovane Scanu, nato alla Maddalena nel 1990, aveva vinto il suo primo show: “Bravo Bravissimo”. Aveva dodici anni. All’Ariston, un po’ più cresciutello, si può permettere di cantare un brano sull’amore intitolato “Un attimo con te”.

E meno male che il direttore artistico della manifestazione, Gianmarco Mazzi e la conduttrice, Antonella Clerici, hanno riservato un posto sul palco dell’Ariston anche per i Nomadi con Irene Fornaciari, Enrico Ruggeri e Irene Grandi: artisti che di musica se ne intendono, a prescindere dalle polemiche costruite ad arte per far viaggiare un carrozzone che parte già claudicante. E infatti la Grandi in “La cometa di Halley”, una ballata scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle, poeta metropolitano allucinato e molto di tendenza, cantala fine di un amore. Un tema che si inserisce perfettamente nella tradizione del Festival, senza per forza stravolgerne i canoni. Ma Bianconi non è un affatto un tipo culturalmente accomodante. Da parte sua Ruggeri in “La notte delle fate” racconta tre ragazze d’oggi, mentre i Nomadi con Irene Fornaciari presentano “Il mondo piange”, scritta da Zucchero. Non è un testo politico, tanto meno polemico ma Zucchero aveva anticipato: «Verrà il momento di dire cose scomode, alla mia maniera». Intanto Beppe Carletti, fondatore dei Nomadi che hanno accettato di accompagnare Irene, spiega: «Non ci sembrava il momento di presentarci con un testo polemico: con tutti problemi che ci sono, ci manca pure la musica». Dovrebbe dirlo a Povia. «Prima i piccioni, poi i gay, se è contento lui» aggiunge il musicista «certo Povia non è uno stupido, sa fare bene i calcoli. Comunque gli faccio gli auguri. A noi fa piacere essere a Sanremo per tenere a battesimo, nella categoria dei big, la figlia di un caro amico come Zucchero e anche perché il 18 febbraio è il compleanno di Augusto Daolio, spero che ci sia un riconoscimento per lui».

Ad accontentare il pubblico delle ragazzine ci dovranno pensare i Sonohra, ovvero i fratelli veronesi Luca e Diego Fainello, vincitori fra i giovani nel 2008, all’Ariston quest’anno con il brano “Baby”. A rassicurare le fan, orfane della loro “Ugly Betty” c’è invece Arisa, vincitrice lo scorso anno fra i giovani. Tornerà con “Ma l’amore no”, inno ambientalista sull’amore, motore capace di salvare il mondo. A coccolare gli amanti del jazz punta invece Malika Ayane con “Ricomincio da qui”. E poi c’è Toto Cutugno: con le sue quattordici partecipazioni e l’inedita “Aeroplani” avrà l’obbligo di tener compagnia alle signore, lo zoccolo duro del Festival.

Eccola dunque la lista dei sedici artisti sui quali Mazzi e la Clerici hanno puntato per l’edizione numero 60 del Festival. Canzoni che entrambi hanno ovviamente definito «bellissime». E dopo il panegirico sui brani, arrivano anche i dovuti ringraziamenti al sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, che due giorni fa aveva espresso la massima fiducia sul lavoro del direttore artistico. «Lo ringrazio per le parole di fiducia e incoraggiamento» sottolinea Mazzi «attualità e futuro del Festival sono testimoniati quest’anno dalla presenza degli artisti che si sono affermati nelle ultime tre edizioni di Sanremo Giovani: Fabrizio Moro, Sonohra e Arisa». Quanto alla conduttrice, nonostante sia ancora alle prese con le numerose defezioni nel cast degli ospiti, ostenta una gioia sospetta: «È un cast effervescente e di qualità» dichiara la Clerici «artisti di talento, belle canzoni e grandi ospiti saranno i protagonisti di questa grande festa. Il Festival compie sessant’ann, ma non li dimostra». Si vedrà. C’è tutto il tempo.

 

LA STAMPA

Sanremo 2010: Come to the cabaret
Pupo&Filiberto, Morgan sì, Asia no

di Marinella Venegoni

L'esclusione più chiacchierata dalla gara sarà quella di Asia Argento. Doveva duettare con Roberto Kunstler, ma i due sono stati lasciati a casa dal Festival 2010: l'ironia sta nel fatto che il direttore artistico Gianmarco Mazzi e il suo team hanno invece invitato Morgan, già beau di Asia e padre della sua bambina di 8 anni Anna Lou. Nessuno ci avrebbe scommesso mai: ma Morgan, il verboso e sciccoso giurato di X-Factor, andrà in gara dal 16 febbraio all'Ariston con il brano «La Sera» e anche lui contribuirà, con la sua presenza, a rendere più «X-factoresco» il Sanremone guidato da Antonella Clerici, che per il Sessantennale si farà accompagnare dalle ballerine del Moulin Rouge.

L'idea è che nella serata dei duetti, venerdì 19, Morgan e Asia possano ricongiungersi almeno vocalmente: ma va a sapere se accetteranno, entrambi. Altri fattori X non mancano - lo avevamo anticipato - nei 5 giorni della kermesse. Sarà nel cast dei 16 Artisti cosiddetti Big accettati (dovevano essere 14, sono cresciuti "a fronte dell'originalità delle canzoni presentate") pure Noemi con «Per tutta la vita», scritta da quello stesso Diego Calvetti che ha messo su il recente duetto con la Mannoia. Noemi è una bella speranza, partecipò all'X-Factor 2 senza vincere ma è ancora fra noi e nessuno se ne dispiace; entra di diritto l'ultimo vincitore di X-Factor, Marco Mengoni. Per non trascurare «Amici» di Canale 5, è stato scelto Valerio Scanu con «Un attimo con te»: come «big» lo vediamo un po' poco (anzi per niente) ma questo è il Festivallo dei nostri tempi, gara tv ad uso tv di chi guarda la tv e basta, con tanti cari saluti a (quasi) tutto il resto.

L'esclusione che fa più specie, infatti, per chi segue le normali vicende musicali italiane, è quella di Carmen Consoli e Paola Turci, che in duetto dovevano cantare un pezzo di Nada: come dire, un calcio nel sedere alle donne più toste della nostra canzone d'autore, però troppo in odore di opposizione; avessero anche prodotto l'Aida, è più prudente che stiano a casa, con i tempi che corrono. A proposito, via libera invece a una seconda «pupata»: l'anno scorso il prode Pupo s'inventò un'operazione bontà in realtà di scarso appeal, per la Nazionale Cantanti, con Belli e Youssou N'Dour, e ora ci riprova con nuovi compagni di strada. Sembra un numero alla Chiambretti: con lui, Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici, per un pezzo dal titolo «Italia Amore Mio». Siamo pronti a tutto, ormai, cosa volete che ci spaventi? Sanremo 2010 sarà musical-cabaret, satira magari involontaria, ma anche spettacolo da club: in zona più «alternativa» sta infatti un'altra curiosa accoppiata, di Irene Fornaciari con i Nomadi con «Il mondo piange», scritto da papà Zucchero, ballad d'altri tempi che evoca atmosfere alla Daolio.

Tutte queste sono quisquiglie, quando si arriva al dunque di Povia, che è stato invitato a cantare «La verità»: brano che parte con una lettera di Eluana Englaro, la ragazza che ha finito di soffrire il 9 febbraio scorso dopo un calvario di 17 anni in coma vegetativo; l'uomo che lo scorso febbraio accese il dibattito con quel Luca che era gay ma poi stava con lei, ha detto di volere accanto a sé sul palco il padre di Eluana, Beppino, il che ci dice che il brano è pro-eutanasia. Seguiranno cortei.

Nell'elenco, qualcosa di tradizionale comunque rimane. Canzoni, cioè, che si portano perché c'è uno che le sa scrivere o cantare, e che fa quel mestiere lì: è il caso di Irene Grandi con «La cometa di Halley», un pezzo di Bianconi dei Baustelle che già scrisse «Bruci la città»; di Toto Cutugno, il veterano, con «Aeroplani». Enrico Ruggeri smette i panni di tvstar per tornare ai vecchi amori con «La notte delle fiabe» (par di capire una notte brava di tre ragazze); Nino D'Angelo va sul napoletano con «Jammo Jà» (il dibattito sul dialetto, comunque, è durato pochi secondi).

Nel settore giovanilista, sono stati lasciati a casa i vincitori italiani degli MTV, i Lost, in favore dei più rassicuranti Sonohra di «Baby»; ci sarà Arisa dai grandi occhiali sopra i grandi occhi, con un titolo d'antan come «Ma l'amore no»; e ci sarà la bravissima Malika Ayane con «Ricomincio da qui». Le escluse in questa zona di ragazze sono Karima (che aveva già registrato con Bacharach in California, e ora torna con le man vuote al petto) e la Molinari, anche se aveva una canzone sull'Abruzzo. Altri due vincitori del passato: Simone Cristicchi con «Meno male» (un tormentone non rap il cui senso è «meno male che c'è Carla Bruni a risolvere tutti i problemi») e Fabrizio Moro (del quale continua a sfuggirci la grandezza) in «Non è una canzone». Ma in fondo i Big saranno nel Sanremone una piccola parte di una grande giostra che andrà dalle ragazzone del Moulin Rouge alla serata d'onore per i grandi interpreti e autori, il giovedì sera: insomma, un cocktail per tutti i gusti (tenete pronta l'Alka Seltzer, comunque).

 


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