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IL FESTIVAL IN DIALETTO, NOVITÁ NEL REGOLAMENTO
14 Novembre 2009 - (Fonte:
Linksanremo.it di Francesco Silvestri) - Ha già aperto un
acceso dibattito la notizia, lanciata in contemporanea da "Il
Corriere della Sera" e "La Repubblica", che il regolamento del
nuovo Festival di Sanremo prevedrebbe la possibilità di portare
canzoni in dialetto. La notizia non è ancora ufficiale, perché
il regolamento verrà presentato lunedì 16 novembre.
In questo modo l'edizione numero 60 della
kermesse canora più importante del nostro paese segnerà la fine
ufficiale dell'obbligo della lingua italiana per le canzoni in
gara; secondo quanto scritto dai due quotidiani questa novità è
introdotta nell’articolo 6 del nuovo regolamento. Quello che
stabilisce i requisiti delle opere in gara. Il comma a) impone
la «lingua italiana». Poi precisa che «si considerano
appartenenti alla lingua italiana, quali espressioni di cultura
popolare, canzoni in lingua dialettale italiana». Negli anni
passati era solo permessa la semplice «presenza nel testo
letterario di parole e/o locuzioni in lingua dialettale
italiana».
La decisione è sicuramente frutto delle
pressioni politiche della Lega che da diversi anni chiedeva
l'introduzione di questa possibilità in linea con l'avanzamento
del federalismo e del riconoscimento ufficiale delle lingue
locali.
Il regolamento tanto atteso prevede che
saranno il direttore artistico Gianmarco Mazzi e la conduttrice
Antonella Clerici a curare il cast dell'edizione 2010. Le serate
su Raiuno saranno sempre cinque (dal 16 al 20 febbraio) e i
cantanti verranno divisi nelle due categorie classiche: gli
«Artisti» , che saranno 14 e «Sanremo Nuova generazione» ne
ospiterà 8. Due in meno per ogni classe rispetto allo scorso
anno, ma tutto potrà essere modificato entro il 18 dicembre,
giorno in cui la rosa sarà ufficializzata.
Grande importanza è stata data, oltre alla
serata finale, anche alla serata "evento" del giovedì, «dedicata
alla 'leggenda' di Sanremo» durante la quale star italiane e
internazionali interpreteranno la canzone della storia del
festival che più hanno amato.
Il meccanismo per decretare il vincitore sarà
più o meno come l'anno scorso con eliminazioni, ripescaggi e
votazioni. Nella prima serata i due meno votati dalla
giuria demoscopica (presente in sala) finiranno in una specie di
nomination. Non si esibiranno nella seconda, al termine della
quale altri due rischieranno l’eliminazione. I quattro sospesi
torneranno al giovedì: potranno farsi affiancare da ospiti e due
di loro, con una decisione al 50% della giuria tecnica formata
dai maestri dell’orchestra e al 50% dal televoto, verranno
riammessi. Alla quarta serata i 12 rimasti in gara saranno
votati da giuria tecnica e televoto e solo dieci avranno accesso
alla finale. Sabato sera ancora doppia votazione che sceglierà i
tre da mandare al televoto definitivo.
In definitiva il prossimo Festival si
presenta con alcune importanti novità e alcuni meccanismi
classici che, comunque, ci fanno entrare con maggior curiosità
in questo grande evento.
REAZIONI
Il Festival di Sanremo apre le porte
alle canzoni in dialetto Rai
(Fonte: Apcom) - Anche le canzoni in dialetto
entreranno nel Festival di Sanremo. Si aprirà il 16 febbraio
2010 la sessantesima edizione della kermesse. "Siamo felici di
constatare - ha detto il patron del Meeting degli Indipendenti
Giordano Sangiorgi - che la direzione di Sanremo ha accolto con
favore la proposta, formulata già dal Consigliere Comunale di
Sanremo Marco Lupi e da noi fortemente appoggiata, di inserire
le canzoni dialettali nel prossimo Festival". Sangiorgi ha
commentato così il nuovo regolamento del Festival di Sanremo
dalla conferenza stampa a Verona. "L'utilizzo del dialetto nella
nuova scena musicale indipendente italiana è una presenza fissa
e costante da ormai oltre 15 anni. Siamo quindi d'accordo ad
aprire finalmente una finestra televisiva verso questa
importante realtà musicale capace di contrastare l'omologazione
della musica globale". Il Mei si terrà a Faenza dal 27 al 29
novembre.
Zaia: in barba a elegantoni della lingua
(Fonte: Apcom) - Tra i fiori e i vestiti da
sera di Sanremo sbarca il dialetto e "in barba alle cornacchie e
agli elegantoni della lingua, il più importante festival della
canzone si apre alle lingue materne, rompendo un tabù vecchio di
60 anni": a festeggiare la decisione di ammettere anche canzoni
in dialetto alla sessantesima edizione del festival di Sanremo,
che si aprirà il 16 febbraio 2010 fino al 21 febbraio, è il
ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, Zaia, esponente
della Lega Nord, partito che dell'uso del dialetto come 'lingue'
ha fatto una delle sue 'battaglie madri', definisce la lingua
che "è tale quando diventa non solo veicolo di comunicazione, ma
anche strumento di espressione" ed è qui che entra in gioco il
dialetto che si parla in tante regioni e province italiane "in
famiglia, con gli amici, per rivolgersi al parroco, al medico o
per chiedere un'informazione. Da sempre, nelle osterie e nelle
feste popolari grandi e piccole delle regioni italiane, si canta
nei diversi dialetti. Esistono Festival, teatrali o musicali,
interamente pensati e costruiti in lingua materna che attirano
migliaia di turisti ogni anno. E che oggi sia finalmente
permesso cantare a Sanremo in lingua materna - dice - è un passo
importante per la valorizzazione di queste lingue che è sempre
stata, per noi della Lega, molto più che una provocazione". Il
via libera alle canzoni nella 'lingua materna' comunque non
piace solo alla Lega: anche Giordano Sangiorgi, patron del Mei,
il meeting degli indipendenti che si terrà a Faenza il prossimo
27, 28 e 29 novembre, si dice soddisfatto e, dalla conferenza
stampa a Verona sul programma del Mei, spiega: "L'utilizzo del
dialetto nella nuova scena musicale indipendente italiana è una
presenza fissa e costante da ormai oltre 15 anni. Siamo quindi
d'accordo - prosegue - ad aprire finalmente una finestra
televisiva verso questa importante realtà musicale capace di
contrastare l'omologazione della musica globale." A differenza
di Sanremo, che ha sdoganato il dialetto solo dopo 60 anni, il
meeting degli indipendenti da tempo porta avanti la battaglia
per un maggiore riconoscimento del dialetto nella musica
italiana: ad agosto ha incoronato "Curre curre guagliò" dei 99
Posse come miglior canzone dialettale di tutti i tempi, e
proprio in questi giorni è uscito il disco "Aie d`Italia", cd
ufficiale del Mei 2009, una raccolta di 33 brani provenienti da
tutte le Regioni d`Italia e cantati in dialetto. Il progetto
contiene brani di artisti come Teresa De Sio, Davide Van De
Sfroos, i Mau Mau e Ginevra di Marco e verrà presentato
ufficialmente dagli artisti a Faenza il 27 novembre.
SANREMO:CANZONI IN DIALETTO; MINGARDI, HO GIA' PRONTO BRANO
(Fonte: Ansa) - Andrea Mingardi ha gia' pronto un brano
rock dance in dialetto bolognese che punta a presentare al
prossimo Festival di Sanremo. ''Proprio in questi giorni sto
lavorando con Maurizio Tirelli (suo storico collaboratore ndr) a
un pezzo dance rock in dialetto comprensibile, un po'
provocatorio nel linguaggio. E' una canzone di protesta che ha
uno sbocco autoironico sarcastico'' racconta all'ANSA Mingardi.
''Quando ho letto che a Sanremo si possono presentare canzoni in
dialetto, ho subito telefonato a Gianmarco Mazzi, direttore
artistico del Festival di Sanremo e a Gianluca Pecchini,
presidente della Nazionale Cantanti, per comunicargli la mia
intenzione - dice il cantautore - di partecipare al Festival. Mi
piacerebbe moltissimo portare questo brano. E' una cosa che mi
diverte''. ''E' un'idea - spiega Mingardi - che ho da tempo. Le
mie due anime sono rock-blues jazz e il dialetto. Non tralascio
nessuna delle due. Io uso il dialetto come lingua ritmica. Le
ritmicita' dialettali ti permettono di avere parti timbriche che
assomigliano all'inglese e quel sapore grasso del dialetto
caratteristico di una regione e di una citta' unica al mondo (in
questo caso Bologna, ndr)''. ''Sarebbe una cosa rivoluzionaria
un brano dance rock a Sanremo. Usciamo dalle lagne della canzone
tradizionale d'amore''. Ovviamente, sottolinea Mingardi, ''sono
favorevole alle canzoni in dialetto al Festival, purche' questo
non diventi un dibattito politico. Il dialetto rappresenta le
nostre radici e si trasforma con i giovani, e' vivo, ed e'
questo che mi interessa e quello che ho usato nei miei brani
rock, funk. Poi ci sono espressioni che si possono dire solo in
dialetto''.
SANREMO: PAOLO LIMITI, UNA CANZONE E' BELLA ANCHE IN DIALETTO
(Fonte: Adnkronos) - ''Se una canzone e' bella
e' bella, sia in italiano che in dialetto''. Paolo Limiti, uno
dei piu' grossi esperti di musica interpellato dall'ADNKRONOS si
dice favorevole all'idea di aprire il festival alla lingua
popolare anche se ''il rischio e' quello che il brano diventi
difficile da pronunciare''. ''Tanti anni fa -racconta Limiti-
c'era una canzone che si chamava 'Ciao Turin' che divento'
presto molto popolare e che veniva trasmessa spesso in radio.
Ben presto pero' ne fu fatta una versione in italiano in modo
che tutti potessero capirne il senso e quindi cantarla''. ''Per
portare una canzone in dialetto al festival di Sanremo -conclude
Limiti- e' necessario che essa sia estremamente accattivante
altrimenti il rischio e' che rimanga relegata alla regione''.
LITTLE TONY, SANREMO IN DIALETTO? ORMAI SIAMO ALLA
FRUTTA
(Fonte: Adnkronos) - ''Sanremo in dialetto? Ormai siamo
alla frutta''. Little Tony, veterano del palco dell'Ariston,
all'ADNKRONOS esprime tutto il suo disappunto sull'idea di
portare a Sanremo brani in dialetto: ''Non ho nulla in contrario
contro il dialetto -spiega il cantante- il problema e' che non
ci sono piu' belle canzoni e ormai si inventano di tutto''. ''Benvengano
manifestazioni regionali -continua Tony- dove portare brani in
dialetto ma non al festival della canzone italiana dove arrivano
centinaia di giornalisti da tutto il mondo e dove un brano deve
potere essere esportato anche oltreoceano. Un tempo Sanremo era
un punto di arrivo, il coronamento della carriera di un'artista.
Oggi sembra quasi un punto di partenza''. E a proposito di
questo Little Tony parla dei giovani usciti dai talent show come
''X Factor'' e ''Amici'': ''Molti di loro -spiega Tony- hanno
partecipato al festival e si sono bruciati subito perche' non
sono andati in tv e non sono stati seguiti abbastanza. Che fine
hanno fatto?''. ''Non mi importa dello show e dei grandi star
internazionali -sottolinea Tony- al festival ci devono essere le
belle canzoni italiane da esportare e non credo che il dialetto
sia la soluzione. Oggi le canzoni uscite dal festival -conclude-
durano 6 mesi e poi cadono nel dimenticatoio. Le nostre invece
hanno lasciato il segno nel tempo''.
APICELLA, SANREMO IN DIALETTO? SI, MA CON I SOTTOTITOLI
(Fonte: Adnkronos) - Sanremo in dialetto va bene ma
mettiamo i sottotili. A Mariano Apicella, il cantante
napoletano, divenuto noto per essere l'interprete delle canzoni
scritte dal premier Silvio Berlusconi, piace l'idea di portare a
Sanremo canzoni in dialetto: ''Se c'e' la possibilita' di farlo
-dice Apicella all'ADNKRONOS- perche' non farlo? Magari sarebbe
meglio portare un brano dove l'italiano e il dialetto possano
fondersi insieme''. ''Nel caso in cui -spiega Apicella- la
canzone fosse completamente in dialetto credo che sia meglio
metterci i sottotitoli in modo che tutti possano capirla. E non
e' -scherza- un discorso razzista. Ad esempio una canzone in
sardo e' molto difficile da capire senza sottotitoli''. Sulla
possibilita' che brani in dialetto possano riscuotere poca
popolarita' a causa della difficile comprensione da parte di
tutti Apicella sottolinea: "Bisogna che la gente cominci ad
applicarsi. E' bello conoscere nuovi dialetti. Basta solo
applicarsi un po'''.
SANREMO: BORIANI (LA PADANIA), DIALETTO 'UNA GRANDE
VITTORIA DEI POPOLI'
(Fonte: Adnkronos) - 'Una grande vittoria dei
popoli'. Cosi' titolera' 'La Padania' l'articolo che riguarda lo
sdoganamento dei dialetti al prossimo Festival di Sanremo. "Ne
ho parlato in questo momento con Bossi. E' un successo enorme
-dice all'ADNKRONOS il direttore della 'Padania', Leonardo
Boriani- un successo della Lega e di Bossi, che arriva dopo
pagine e pagine , la scorsa estate, del nostro giornale,
dedicate alle lingue locali". "Dopo le pagine dialettali
-prosegue Boriani- sono stato avvicinato da gruppi di lingua,
dal nord al sud, anche persone non vicine alla Lega, gente pero'
unita dall'interesse per i dialetti. Non mi piace il termine
-dice- ma dopo che anche i grandi media, dal Corriere della Sera
al Gazzettino se ne sono occupati, possiamo dire di avere
davvero 'sdoganato' le lingue regionali". Boriani ricorda che
che un amministratore comunale di Sanremo aveva proposto un
festival parallelo in dialetto. "Ora arriva la notizia che i
dialetti saranno al Festival della Canzone italiana, quello
vero, e questa e' davvero una vittoria per noi".
SANREMO: CANZONI IN DIALETTO; PDCI, LEGA SCOPRE ACQUA
CALDA
(Fonte: Ansa) - ''Dalla Lega Nord propaganda
fine a se stessa. Il partito di Bossi si arroga meriti che non
ha. E' da tempo che i dialetti, le lingue territoriali, fanno
parte del bagaglio culturale della musica e della canzone
italiana''. Lo afferma Jacopo Venier, responsabile della
comunicazione del Pdci, commentando l'apertura del Festival di
Sanremo alle canzoni in dialetto replicando al presidente del
consiglio comunale di Sanremo, Lupi, della Lega Nord. ''E' da
decenni che cantautori e non, si pensi per esempio a Pierangelo
Bertoli, Fabrizio De Andre', Edoardo Bennato, Enzo Jannacci,
Roberto Murolo, Francesco Guccini, Pino Daniele, Peppe Servillo,
Nino D'Angelo o gruppi come i Tazenda, che proprio a Sanremo si
sono esibiti cantando per lo piu' nell'idoma logudorese della
Sardegna settentrionale, hanno cantato e cantano in dialetto -
dice Venier -. La Lega scopre l'acqua calda e si vende per sua
una cosa che gia' esiste, a dimostrazione che la realta' e' piu'
avanti persino della propaganda politica''.
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