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LE
10 DOMANDE DI LINKSANREMO.IT A
VALERIO
SANZOTTA
7 Gennaio
2008 di Francesco Silvestri
1. Complimenti per la conquista di Sanremo 2008! La prima cosa che hai pensato appena avuta la grande notizia?
"Mi sono detto: 'Beh, cavolo, speriamo che la fama non mi
richieda un pedaggio troppo alto!' A parte gli scherzi, l’ovvia
contentezza è stata subito disciplinata dal senso di responsabilità. Un
attimo prima non avevo ancora idea di quello che stava per succedermi,
non si poteva mica perdere troppo tempo".
2. Cosa vuol dire per te partecipare al Festival di Sanremo? Cosa ti aspetti da questa esperienza straordinaria per un cantante?
"Non mi definirei un cantante, ma un operaio delle parole, un
artigiano della canzone. Sai che ti dico? Non sono neanche un musicista,
ma posso farti vedere un tramonto in collina o il pianto di una donna
mentre te ne stai seduto nella tua stanza con le cuffie ficcate nelle
orecchie e magari decidi di ascoltarmi. Cosa mi aspetto da questa
esperienza? Di non essere complice dell’effimero, di non fare arte
premeditata, come diceva Shelley. So che ora a Sanremo si può".
3. Cosa ci puoi anticipare del brano che interpreterai sul palco dell'Ariston?
"E’ una sorta di mia biografia trasfigurata attraverso la storia
italiana degli ultimi sessant’anni. Ma dovrebbe essere la biografia
simbolica di ogni democratico. Non penso di aver scritto una cosa molto
originale".
4. Come ti preparerai alla settimana del Festival?
"Mangerò nei ristoranti senza preoccuparmi del mio peso. Dicono
che a Sanremo si perdano molti chili. Non è meraviglioso?".
5. Come ti descriveresti ai visitatori di Linksanremo.it, sia dal lato musicale che personale?
"C’è sempre qualcosa di scivoloso nelle definizioni, i nomi
cambiano spesso, in compenso ti vincolano per sempre. In ogni caso la
mia musica, più che del rock’n’roll, vive della tradizione dell’Antology
of american folk music di Harry Smith, al limite di Hank Williams, i cui
eredi e icone puoi trovare oggi in Bob Dylan, nello Springsteen delle
Seeger Sessions, in Norah Jones… Certo, tutti noi usiamo chitarre
elettriche e rullanti che neanche il buon Dio, si gioca tutto sul
volume, ma penso che avrebbe fatto così anche Woody Guthrie, se fosse
vissuto una cinquantina d’anni più tardi. Anche se credo che prima o poi
il muro di suono si sgretolerà e si dovrà cominciare a lavorare per
sottrazione, in America già lo fanno. Il mio lato personale? Questa è
una domanda senza risposta, perché è quasi filosofica. Sono una persona
severa, non sono fatto per le feste e per tutta quella roba che circonda
lo show biz. Ti dico anche che non sono fatto per l’hic et nunc, per il
qui e ora. Mi piacerebbe vivere in mezzo al movimento dei Diritti Civili
nei ’60 o vedere la mia vita come vorrei che fosse tra vent’anni, con
una casa su due piani, il cane bianco davanti al camino e i figli alla
partita di baseball: il presente è solo ricordo e speranza; pensaci
bene, in realtà non esiste, è illusorio, è caduco".
6. Quali sono i tuoi progetti per il dopo Sanremo? Ci sarà la pubblicazione di un singolo o di un album?
"Certamente ci sarà un album. Ma anche qualcosa di letterario.
Intendo di parole scritte".
7. Come hanno reagito i tuoi famigliari e i tuoi amici alla notizia della "promozione" a Sanremo?
"In realtà è stato come se George Harrison fosse entrato in casa
per Natale, senza dire neanche 'Scusate, disturbo?', qualcuno gli avesse
messo in mano una chitarra e gli avesse detto: 'Bene, adesso cantaci My
sweet Lord!' Mi sono sentito una piccola celebrità familiare. E’ stato
bello, perché si è trattato di una celebrità a misura d’uomo".
8. Ci puoi raccontare un'esperienza o un incontro significativo che hai fatto nel tuo percorso musicale prima del Festival?
"Non posso non parlare di Alfonso Anagni, che in giro si fa chiamare
Ganaian. E’ stato per parecchio tempo l’arrangiatore dei miei demo,
quella roba che i cantanti mandano agli impresari per farsi ascoltare.
Poi è diventato un sincero amico e oggi lo scopro anche eccellente
produttore. Allo stesso modo non posso non parlare di Adriano Aragozzini,
che ha creduto nella mia canzone prima ancora che ci credessi io".
9. Hai mai guardato il Festival in tv gli altri anni? Pensi che la presenta di Pippo Baudo possa aiutare voi giovani ad avere più visibilità?
"Sì, certo, l’ho guardato sempre, anche se in modo discontinuo e
non sempre entusiasta. Ma se fossi vissuto negli Stati Uniti dal ’48 al
’71 ti saresti perso The Ed Sullivan Show? Credo che Pippo Baudo sia una
garanzia di serenità e di sobrietà. Per me va già bene così".
10. E per finire... un messaggio per tutti i visitatori di Linksanremo.it e per gli appassionati di musica che aspettano con curiosità di ascoltarti al Festival?
"Sprofondate pure le vostre belle chiappe nelle poltrone con un
chilo di pop corn tra le ginocchia, guardatevi tutte le puntate
dall’inizio alla fine, applaudite e votate… insomma, fate un po’ quello
che vi pare, ma non distogliete mai lo sguardo dal mondo. Sappiate che
dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Birmania al Pakistan si cantano ben
altre canzoni".
Un ringraziamento a Valerio Sanzotta, Alfonso Anagni, Daniela Piu
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