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I CANTANTI DEL FESTIVAL DI SANREMO 2008

 

Rosario Morisco
Signorsì
di R. Morisco – A. Spenillo – Principe & Socio M.
Dueffel Music / Edel
in gara nella categoria "Giovani"

 

INTERVISTE

- Le 10 Domande di Linksanremo.it del 18 Dicembre 2007

BIOGRAFIA

ricerca biografica, discografica e fotografica: Linksanremo.it

La sua storia di militare di carriera e di cantautore procedono quasi parallele, così come sul piano della personale scala di valori i due mondi sono sullo stesso piano: ricchi di emozioni entrambi, appaganti, due facce della stessa medaglia, del proprio esprimersi come uomo.

A 17 anni mi ritrovai ad un bivio: chitarra in braccio ed inseguire il sogno di cantautore con lo spettro della precarietà, oppure la prospettiva di un lavoro sicuro. Decisi per l’esercito ma senza mettere nel cassetto il sogno di diventare un musicista”, racconta Rosario.

Così dopo i dodici mesi di servizio militare chiesi di fare la leva prolungata. Ma non vissi questa scelta come un sacrificio. Mi piaceva davvero l’idea di capire com’era il lavoro del militare, in particolare il lavoro del militare impegnato nelle missioni di pace, quello dove si ricostruiscono le scuole, si portano aiuti, acqua e cibo alla gente che ha perduto tutto. Riuscii a fare la prima missione tra il 1995 e il 1996, Sarajevo. Tornai e chiesi subito di ripartire. Non potevo fare a meno dell’adrenalina che una esperienza come quella ti mette in circolo. Vai in posti dove si respira un’aria da fine del mondo e dove eppure, tu, con la tua presenza, con il tuo lavoro, riesci a portare una speranza”.

Una vocazione? “Non proprio, non direi, ero un ragazzo molto superficiale ed egoista prima di queste esperienze”, confessa. “Chiedevo a mio padre qualsiasi cosa, cambiavo motorini, macchine, insomma buttavo un po’ i soldi - anche se non ne avevamo molti, anzi - non mi rendevo conto del valore delle cose. Già dalla prima missione tornai cambiato: cominciai a non buttare più nulla, a conservare quello che potevo conservare, ad aggiustare, insomma a risparmiare per costruire qualcosa di solido, come la casa dove vivo oggi con mia moglie e i miei figli”.

Quello che invece più che una vocazione appare una vera e propria folgorazione, è quella di Rosario per la musica, complice una chitarra che il padre gli regalò da adolescente, proprio per distrarlo dai pericoli della strada e dalle compagnie a rischio. “La folgorazione c’è stata davvero e ha un nome, anzi tre: Ron, Eduardo De Crescenzo e Fabio Concato. Devo a loro se oggi sono qui. Sono i miei punti di riferimento, penso a loro quando scrivo una canzone, anche se poi credo di elaborare in uno stile abbastanza mio. Ricordo i brividi quando ascoltai per la prima volta “Jo Temerario” di Ron, credo che fu lì che dissi a me stesso: sì, da grande farò il cantautore. Per non parlare poi di canzoni come “Amico che voli” e i “Ragazzi della ferrovia” di De Crescenzo, o come “Fiore di maggio” di Concato che ancora oggi mi paralizzano dalla commozione”.

Le prime canzoni Rosario inizia a scriverle più di dieci anni fa, e non smette mai, anche quando il nostro soldato “portatore di pace” che arriva “dopo” per ricostruire, arriva che le macerie sono ancora fumanti e la situazione è tutt’altro che semplice. Bosnia, Kosovo, Macedonia, Afghanistan… qui la sera nascono canzoni che sono immagini, visioni, sensazioni vissute durante questi giorni incredibili per chiunque altro, sprazzi di racconto, parole lanciate oltre le montagne di Kabul.

Canzoni da far ascoltare ad amici che magari questo mestiere lo fanno da professionisti, come Principe e Socio M. che nel 2001 proprio a Sanremo hanno lasciato a pubblico e critica un buon ricordo con la loro canzone “Targato Na”. Inizia così la collaborazione: Rosario “si fa le ossa” accompagnando dal vivo il duo per cinque anni mentre maturano i tempi per una solida produzione artistica che oggi si concretizza sul palcoscenico dell’Ariston.

Il lavoro vero e proprio inizia infatti già nel 2006, quando Principe e Socio M. (Antonio De Carmine e Mauro Spenillo con Antonio Spenillo in veste sia di produttori che di coautori) fanno ascoltare i primi brani a Ernesto Migliacci e Francesco Migliacci della Dueffel Music (già team vincente di Simone Cristicchi) i quali rimangono immediatamente colpiti sia da “Signorsì” che da diverse altre canzoni che oggi ritroviamo nell’album di debutto “Nato il 5 Ottobre”.

Da un anno e mezzo Rosario Morisco non parte per le Missioni di Pace - “fremo, mi mancano tantissimo”, dice – lavora in un Comando a Napoli vicino casa. Una scelta sofferta ma obbligata se non voleva correre il rischio che anche il suo secondogenito Antonio non riconoscesse la voce del padre al telefono come era già accaduto con Ramona.

Rosario, 32 anni, napoletano, è infatti sposato con due figli, Ramona di due anni e mezzo e Antonio di dieci mesi. Ma se adesso andrà bene, cosa accadrà?

Non lascerò di certo l’esercito. E’ la mia vita, l’esercito mi ha assicurato fino ad ora una casa e una famiglia. I miei superiori lo sanno, sanno che possono fidarsi di me e che non farò o dirò mai nulla che possa mettere in discussione l’onore di indossare la divisa. Al mio generale comandante ho detto: vado solo a cantare una canzone, non vado a fare la rockstar. Loro sanno che è una mia grande passione. Per il momento vado avanti con i permessi, poi vedremo”.

Comunque sia, ancora una volta lontano da casa…

Chissà, sarà il mio destino. Ho parlato a mia moglie, le ho detto ‘potrà succedere che per qualche tempo non tornerò a casa per cena’. Lei ha capito anche questa volta; del resto mi ha dato sempre una grossa mano, stiamo insieme da quando abbiamo 16 anni, e ha imparato a vivere anche con la mia chitarra. Non potrei fare a meno di lei, sono una persona fragile nonostante le cose che ho vissuto e visto”.

 

ROSARIO MORISCO
“Nato il 5 Ottobre”
CD

C’è anche una canzone dell’uruguaiano Jorge Drexler, premio Oscar per la colonna sonora de “I diari della motocicletta”, in questo album di debutto di Rosario Morisco. E’ “Tutto si trasforma”, versione quasi letterale della nota “Todo se trasforma”, successo di un paio di anni fa. “Rosario”, raccontano Ernesto e Francesco Migliacci, “trovava il brano musicalmente non troppo nelle sue corde ma ha intuito la chiave nel testo: ‘Perché uno dà quel che riceve e poi riceve quel che dà, semplicemente tutto torna, niente si perde, tutto si trasforma’. Questo frammento era così vicino alla sua storia personale, alla sua vita, che non ha potuto far altro che trasformarlo in un suo brano”.

Al di là della canzone, uno dei punti di forza di questo lavoro come naturalmente “Signorsì” e il titolo “Nato il 5 ottobre”, l’episodio ci fornisce un buon elemento della personalità di Rosario, quell’elemento che ha convinto tutti, dai suoi produttori artistici Principe (Antonio De Carmine) e Socio M. (Mauro Spenillo) con Antonio Spenillo, i Migliacci come discografici della Dueffel Music, e speriamo prossimamente il pubblico: la sua grandissima semplicità e soprattutto la sua completa estraneità a tutto quello che nel mondo della musica è altro dalla vibrazione della corda di una chitarra, dalla gioia di una emozione intima e profonda che solo il “capire” la musica, il “sentirla” ti può dare, dalla pienezza di una passione.

Cercare di trovare in lui la furbizia dei moderni comunicatori del pop è impossibile, ancor meno il “mestiere” che ormai anche i debuttanti ostentano se non altro per imitazione di chi il “mestiere” ce l’ha davvero. Merito sicuramente della sua naturalissima indole di bravo ragazzo figlio del popolo, ma merito sicuramente del suo “viaggiare alto” nella scala della utilità sociale grazie al suo operato di militare impegnato, come ormai tutti sanno, nelle Missioni di Pace in luoghi dove “si respira la fine del mondo”, come dice lui stesso. Difficile chiedere ad un ragazzo che regalava pane e Coca Cola ai ragazzini del Kosovo per farsi dare in cambio armi e munizioni in una operazione di bonifica e smilitarizzazione, di lasciarsi coinvolgere dall’ “apparato” e dai suoi meccanismi, se vogliamo dalle sue “frivolezze”.

Certo, esistono delle distanze assurde tra quello che vivo da militare e una situazione come quella di Sanremo, ma le emozioni sono esattamente le stesse e fortissime perché sono intime, legate comunque alle due cose in cui credo più al mondo, la musica e il mio lavoro”, afferma Rosario. E quindi non poteva che andare che così, ovvero che su quella chitarra inseparabile, tirata fuori da sotto la branda per riempire i momenti di riposo, nascessero alcune delle canzoni di questo disco, in uno stile crudo, immediato, dal forte impatto descrittivo. Sono soprattutto le canzoni che arrivano dall’esperienza diretta delle missioni ad avere questo “effetto verità” : la verità di “Signorsì”, che è la verità dell’aver paura e di sentire la necessità di aggrapparsi ad un punto di riferimento, la verità del dire a se stessi che “ci vuole coraggio” per lasciare a casa un bambino piccolo che non ti riconoscerà quando tornerai e se tornerai.

Testi chiari come le immagini di un reportage, scritti con impeto ingenuo, con rabbia strozzata proprio come in “Nato il 5 Ottobre”, ispirata dalla morte di un ragazzo di soli 18 anni alla sua prima missione, episodio del quale Rosario non parla volentieri per ovvi motivi di rispetto oltre che per evitare qualsiasi strumentalizzazione. O come “Chicken Street”, le ultime istantanee dall’inferno di Kabul – solo chilometri di fango e polvere…le pietre scottano… non crescono alberi - ma dove la missione del soldato Morisco è sempre e assolutamente chiara: “Dai loro da mangiare/ dai loro anche da bere/ dai loro un paio di scarpe per correre e volare/ dai loro dei pastelli e falli colorare/ vedrai che quel sorriso diventerà reale”. E se in questi brani l’ispirazione è la concretezza del vissuto e di situazioni estreme, non meno interessante è la zona del Morisco che riporta nella sfera intima i sentimenti di un giovane uomo di 32 anni. Qui, da questo lato della barricata, dove fiorisce anche qualche fiore, nascono belle canzoni solide e ispirate come “Dietro un velo”, “Lacrime e nuvole”, “Restami dentro”, “Non ho tempo per odiarti”, “Un gioco instabile”, e “Diecimila km da te”, sorta di lettera dal fronte degli anni 2000, tanto per ricordarci che la solitudine e lo struggimento della lontananza non ha epoche.

Musicalmente il buon lavoro anche come arrangiatori di Principe e Socio M. (“Targato NA” nel Sanremo del 2001, canzone su un carabiniere omosessuale, non passò di certo inosservata) ha creato diversi mondi sonori – acustico, rock, pop - e diversi piani di ascolto: musica e parole sempre in primo piano, come si conviene al lavoro di un cantautore che deve farsi conoscere, ma in compagnia di tante idee e di un bagaglio di cultura musicale figlio di un repertorio italiano che attinge alla migliore canzone d’autore e al suo profondo quanto garbato imprinting poetico.

 

58° FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA DI SANREMO
ROSARIO MORISCO
“SIGNORSI’”

Una notte del 2003 a Kabul. Il soldato Rosario Morisco da sei mesi non torna a casa, a Napoli. E’ graduato di truppa dell’Esercito Italiano in missione di “peacekeeping”, artigliere, e ha appena scritto una canzone. Un po’ di fantasia e un po’ no.

Si intitola “Signorsì” , ma non è un “signorsì” polemico, non è l’ubbidienza ad un ordine che non si discute, ad una logica che non si comprende. E’ solo un dialogo con un superiore a cui si guarda con fiducia e con il rispetto a chi sa porsi come un padre in una situazione difficile. Un qualcuno che ne sa più di te, che ti tenga d’occhio in un posto dove di occhi ne servono mille in ogni momento.

Perché c’è sempre bisogno di avere delle risposte quando si è lontani 10.000 km da casa, quando “ci vuole coraggio” per vincere la solitudine e la paura, anche se quello che stai vivendo lo hai scelto liberamente. No, qui le chitarre contro la guerra, da Woody Guthrie a Bob Dylan passando per la chitarra che “dà la stessa nota taratatata” di Mauro Lusini e Gianni Morandi, non c’entrano e ogni paragone sarebbe pretestuoso.

Qui c’è soltanto un ragazzo di 32 anni, militare di carriera, che è orgoglioso di lavorare per un obiettivo concreto, quello di dare a tanta gente la speranza di “dormire senza sentire le bombe cadere”, di “fare l’amore senza sentir sparare”, di “respirare, mangiare, giocare, studiare”. Ma è anche un ragazzo che ama la musica, e che è sicuro di una cosa: non può fare a meno dell’emozione che prova quando scrive una canzone. E ne scrive molte su quella chitarra dalla quale non si separa mai da almeno una decina d’anni.

Tra cui questa che, qualche anno dopo quella notte a Kabul, è diventata per mano del suo team – Ernesto e Francesco Migliacci della Dueffel Music e i suoi produttori artistici, coautori e arrangiatori Principe e Socio M. (Antonio De Carmine, Mauro Spenillo, il fratello Antonio Spenillo) - un momento di verità che ci viene addosso con la forza di una interpretazione cruda e con la determinazione di raccontare null’altro che il flusso dei propri sentimenti, dei propri pensieri. Biglietti da visita così sono una assoluta rarità.

Grazie a Barbara Gimmelli (Avventura Records) 

DISCOGRAFIA


Nato il 5 ottobre
(Album - 29 Feb. 2008)

Signorsì
(Singolo - 29 Feb. 2008)
   

FOTOGRAFIE Grazie a Francesco Migliacci (Promotion Director Dueffel Music) 

   

LINKS

www.rosariomorisco.it (sito ufficiale)
www.myspace.com/rosariomori
(myspace ufficiale)
www.dueffelmusic.it (casa discografica)
www.edel.it (distribuzione)

per info o segnalazioni: info@linksanremo.it









 

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