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Lola,
Lucia e Pilar Munoz sono nate a Cordoba, in Spagna. Le tre sorelle più
famose dell'estate 2002 prendono il nome Las Ketchup in onore del
padre chitarrista di flamenco "Tomate". Il loro brano d'esordio "Asereje
ha conquistato le classifiche spagnole mantenendo la prima posizione per
quattro settimane e vendendo ben 15.000 copie in un mercato dove 5.000
sono considerate il massimo. Il brano, scritto e composto dal produttore
Manuel Ruìz "Queco", è uno scioglilingua incredibilmente orecchiabile che
mette però a dura prova le capacità di apprendimento mnemonico. La canzone
parla della storia di Diego, un gitano rasta, ballerino e amante della
musica rap e dell'hip-hop. "Hijas del tomate", il primo album della "girls
band", contiene tre versioni di "Asereje": oltre a quella d'apertura del
disco, ce n'è una acustica ed una karaoke. L'intero lavoro è stato
realizzato con la collaborazione di Tino Di Geraldo alla batteria, Antonio
Ramos al basso, Ludovico Vagnone alle chitarre, lo stesso "Queco", Pedro
Sierra e Luis Cortés alle chitarre spagnole.
ASEREJE JA DE JE DE JEBE TUDE JEBERE SEBIUNOUBA
MAJABI AN DE BUGUI AN DE BUIDIDIPI
Il fatto è che da quando
esiste il genere “canzone estiva”, raramente ne è esistita una così
ascoltata, ballata, canticchiata e fischiettata senza sosta. (Il suo
ritornello, che consapevolmente controverte ogni regola stabilita, è un
tremendo scioglilingua che mette a dura prova le facoltà di apprendimento
mnemonico). Questa hit, scritta da un produttore e compositore di Córdoba,
Manuel Ruíz “Queco”, racconta, in maniera realistica e senza fronzoli, la
storia di Diego, una sorta di gitano rasta, gran ballerino e amante del
rap e del hip hop. Figlie del chitarrista di Flamenco “Tomate” (da questo
il titolo del loro album di debutto “Hijas del Tomate”, figlie di Tomate,
e il nome stesso del gruppo nb. tomate vuol dire pomodoro in spagnolo),
Pilar, Lola e Lucia, le tre componenti di Las Ketchup, con le loro
espressioni allegre e un pò stupite, sono loro stesse le prime testimoni
del "fenomeno" che hanno creato.
Sebbene Lola avesse già fatto i suoi primi passi nel mondo musicale, Lucia
avesse realizzato un demo per un progetto del fratello compositore e Pilar
stesse tentando la carriera cinematografica a Madrid, questo successo
rappresenta il loro ingresso vero e proprio nel mondo dello spettacolo. Le
loro voci così fresche, frizzanti e in puro stile andaluso le rendono
assolutamente particolari e risulta impossibile confrontarle con le altre
'girls band' che imperversano nel mondo musicale, il tutto condito da una
particolare coreografia e da testi molto personali. L’incredibile successo
che sta avendo il singolo, al top delle classifiche spagnole e presente
nell’album in tre differenti versioni (oltre a quella che apre il disco,
ce n’è una più acustica e una a karaoke per chi vuole cimentarsi a
cantare), non deve far dimenticare il valore delle altre canzoni del
disco, che si avvale del lavoro di alcuni eccellenti musicisti quali Tino
Di Geraldo (batteria), Antonio Ramos (basso), Ludovico Vagnone (chitarre
elettriche ed acustiche), lo stesso Queco, Pedro Sierra e Luis Cortés
(chitarre spagnole). Diamo un’occhiata alle canzoni.
KUSHA LAS PAYAS:
naturale successore di Aserejé. Composta dalle sorelle Muñoz (in
particolare da Pilar, più avvezza a scrivere canzoni rispetto alle
sorelle), racconta la storia di alcune ragazze che se ne scappano lungo la
costa per divertirsi, lontano dagli occhi di mamma e papà. Pop acustico in
stile rumba con ritmi giamaicani.
UN DE VEZ EN CUANDO:
Un altro ritornello da paura. Rumba pop-rock con un leggero tocco di
femminismo. Splendida la miscela di chitarre spagnole e elettroniche.
LÁNZAME LOS TRASTOS,
BABY: Un reggae festaiolo con alcuni accenni di sensualità leggermente
masochistica condito con un po’ di rap.
SEVILLANAS PINK:
Un’altra divertente spolverata di audacia da parte delle ragazze. Tutti in
pista per ballare, con la rigorosa cassa in quattro, una “sevillana rosa”
con tocchi di blues, un miscuglio mai prima tentato in musica. Marilyn
Monroe, Greta Garbo e Marlene Dietrich popolano il testo di questa canzone
che racconta la storia di Rosa, una ragazzina benestante e carina, che
loro avevano conosciuto ai tempi della scuola, per poi scoprire anni dopo
che era diventata un uomo fatto e finito di nome Pedro.
KRAPULEO: Il
pezzo più dichiaratamente disco dell’album che racconta senza pietà la
storia di un topo da discoteca, con tanto di capelli pieni di gel e iper
profumato. Un’altra canzone, tutta da ballare, che può tranquillamente
seguire il successo di Aserejé. La chitarra elettrica e gentilmente
fornita dall’italiano Ludovico Vagnone.
ME PERSIGUE UN CHULO:
Un altro ritratto del prototipo di maschio non proprio dotato
intellettualmente. Questa volta si tratta di un bestione dai bicipiti in
evidenza che si vuole mettere in mostra davanti alla sua possibile preda.
Musica ska al femminile.
TENGO UN NOVIO
TANTRIKO: Finalmente un uomo che esce bene dalle lingue taglienti
delle sorelle Ketchup. Non è dato sapere chi di loro sia fidanzata con
questo cultore delle filosofie orientali, dello yoga e della meditazione
trascendentale.... Ma il ragazzo ha molte altre doti meno spirituali: le
ragazze mettono infatti l’accento sulle sue doti cosiddette amatorie.
Un’altra storia divertente che si apre con dei sitar indiani e si conclude
in pop-rock anni ’70.
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