![]()
CANZONE IN GARA:
TARGATO NA
ETICHETTA: MICOCCI
DISCHITALIA
![]()
|
|
SITI UFFICIALI: SITI NON UFFICIALI: segnalazioni: linksanremo@yahoo.it |
PRINCIPE
& SOCIO M.
con
SO
SOLTANTO L’INIZIO”
(da
“Antonio e Mauro”, una delle canzoni del loro disco)
Se
ancora oggi è vero, come scriveva Marotta, che la pazienza è l’oro di Napoli,
allora PRINCIPE & SOCIO M. avrebbero dovuto essere piuttosto ricchi.
Antonio De Carmine
detto Principe perché ha sempre
abitato nel Castello del Maschio Angioino e Mauro Spenillo suo Socio M.
(M. sta per Mouse oltre che per
Mauro), appassionato di programmazione e progetti musicali realizzabili e
irrealizzabili, collaborano insieme da più di dieci anni.
“Ué
Socio … ué Pri!”: quella loro è anche una storia di amicizia, nello
scenario, sempre strepitoso di Napoli. Amicizia, lavoro e impegno.
Principe
& Socio, di pazienza ne hanno
avuta: hanno passato giornate, mesi, anni a scrivere testi, comporre e
arrangiare canzoni, condividendo la loro passione per gli strumenti popolari, la
chitarra acustica, la fisarmonica, la diamonica e il piano,
“incorniciandoli” con sonorità elettroniche e moderne.
Dieci
anni di solitudine interrotti da
alcune eccellenti collaborazioni artistiche: con Enzo Gragnaniello hanno
realizzato “Neapolis Mantra”, un disco di 74 minuti di suoni e vocalizzi,
interamente registrato nella residenza del Principe e la produzione di
“Alberi” presentata al Festival di Sanremo 1999 dalla Vanoni con lo stesso
Gragnaniello.
Jean-Paule
Sartre capì Napoli e i napoletani in un solo sabato pomeriggio: gli altri 6
giorni servirono per confermare la prima impressione: <<Sono forse i soli
in Europa di cui uno straniero possa dire qualcosa, anche se passa nella loro
città appena sette giorni, perché sono i soli che si vedono vivere da cima a fondo>>.
Forse
per questo, i napoletani Antonio & Mauro quando fanno musica sanno raccontarsi
così bene, in una lingua sorprendentemente comprensibile e musicale che rende
le loro canzoni più simili a quelle inglesi che a quelle italiane.
Antonio De Carmine,
Principe, è cresciuto e ha vissuto
nel Castello del Maschio Angioino: “figlio del custode, non del re” precisa
Antonio, “ho sempre abitato lì, con la mia musica”. Ed è nella torre che
il Socio, Mauro Spenillo, saliva
per suonare, per portare il suo 50% di vita vissuta: esperienze, difficoltà,
sogni e speranze.
Ma
anche la sua preparazione, il suo essere figlio “nu poc cchiù bastardo”
della tradizione, le sue conoscenze tecniche sulla programmazione, le sue idee.
Dalla
finestra i due potevano guardare Napoli dal mare: poi se la portavano dentro la
torre e l’home-studio diventava laboratorio e palcoscenico, per comporre
sogni, raccontando la loro storia personale e le vecchie e nuove storie di
quella città: “… stà città che è tutto e niente proprio come me …
tutto e niente”.
Con
pazienza e coraggio hanno affrontato concerti nei locali, piano bar, ma anche
una miriade di matrimoni: quelli dei napoletani sono feste di musica e canzoni.
Matrimoni d’autore con cui anche Principe & Socio hanno campato, anche se
a modo loro: Principe, portando pezzi di storia del cantautorato partenopeo e
italiano, il neapolitan power.
Socio
M., il pop, la black music, l’oltreoceano visto dall’altra parte della
torre, quella che guarda il mare, che unisce Napoli al resto del mondo, per
antica tradizione.
Sartre
diceva dei napoletani. <<… presi insieme non fanno una classe, ma un
gregge … non trovo che abbiano l’aria allegra ma sono certamente
spensierati. Abbiamo persino pensato che molti debbano essere felici; siano
umanisti al loro modo, che è quasi animale, e vivano tutto il giorno stretti ad
altri uomini che amano sin nella loro carne>>.
Pier
Paolo Pasolini, ripreso anche da Martone in “Rasoi”, aveva definito i
napoletani una grande tribù, che vive nel ventre di una grande città di mare.
Una tribù che ha deciso di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, la modernità,
una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Essa dá una profonda
consolazione perché questo rifiuto, questo negarsi alla storia è giusto e
sacrosanto>>.
In
un brano autobiografico Principe & Socio M. cantano “… volevo cagnà o
munnu ma o munnu m’ha cagnato … non t’aspettà più niente da me, tanto
non torno/ io non torno più”.
Con
“Antonio e Mauro”, Principe & Socio raccontano di sé, della loro storia
di cui conoscono “solo l’inizio”: la loro pazienza, l’obiettivo della
sopravvivenza.
Ma
ora c’è un Festival importante, un evento imprevedibile, SANREMO, che come in
una favola ha dato l’occasione a un Principe
e al suo Socio di uscire da una torre,
da una città, dal “gregge”, dalla “grande tribù”.
“Jesce
sole, nun te fa cchiù suspirà” era l’invocazione che molti ricordano de
“La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone.
Il
sole per i musicisti è la possibilità
di far conoscere le proprie canzoni e, silenziosamente, con grande dignità,
devono averlo invocato anche Principe & Socio mentre scrivevano “TARGATO
NA”, in parte autobiografica; oppure “NON CI RESTA CHE …” dedicata
all’amico Massimo Troisi: nel giugno
2001, Principe & Socio lo ricorderanno con un concerto al quale saranno
invitati altri artisti e lo ricorderanno anche in televisione e in radio…
“…
Perché tu sei una canzone da cantare
Per
la gente come me
Tu
sei una canzone da ricordare per chi ancora pensa a te”.
È
successo il 4 giugno 1994 e sembra ieri. Non
ci resta che ricordarlo, anche a Sanremo 2001: per Massimo Troisi il
paradiso poteva attendere (com’è giustamente intitolato un suo sito) e
Principe & Socio ce lo ricordano con amore e un po’ di rabbia.
MICOCCI
DISCHITALIA EDITORI
UFFICIO STAMPA